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AZIENDE RESILIENTI .5. – Il mercato è così positivo come crediamo?

Dunque, nello scorso post (aziende resilienti 4) ho evidenziato le due questioni cruciali che sono da capire, secondo Fabio Ranchetti, nell’articolo che ho precedentemente menzionato e dal quale ho già detto che sto attingendo a piene mani.
 
Cominciando dalla prima: Perché il mercato è una cosa così positiva? O meglio, accogliendo la nozione di valore soggettivo (vedi sempre il post aziende resilienti 4):
 
Perché il mercato viene ritenuto una cosa così positiva?
 
La risposta della teoria economica è: Perché produce efficienza, visto che produce un equilibrio economico e sociale in cui il miglioramento della posizione di un soggetto comporterebbe il peggioramento della posizione dell’altro (una situazione detta dagli economisti “Pareto efficiente”). Quest’idea risale al padre fondatore della teoria economica, Adam Smith, ed è stata dimostrata secondo i canoni scientifici in particolare dai due premi Nobel Kenneth Arrow e Gerard Debreu.
 
Ma c’è un piccolo particolare quasi sempre nascosto: il mercato conduce alla massima efficienza solo se il mercato è perfetto, cioè se valgono certe condizioni.
 
E queste condizioni sono:

  1. Concorrenza perfetta: non ci sono soggetti che hanno potere di mercato, che quindi possono determinare o influenzare il prezzo del prodotto o dei servizi che si stabilisce sul mercato. Non ci devono essere monopoli o oligopoli, tutti i soggetti presenti sul mercato sono ‘piccoli’, nel senso che la loro entrata o uscita dal mercato non altera prezzo e quantità di equilibrio. Ma, com’è noto a tutti, nei mercati reali predominano le forme di concorrenza imperfetta.
  2. Informazione perfetta: se nel mercato ci sono soggetti che sono meglio informati di altri (cioè hanno quantità e qualità di informazioni diverse rispetto ad altri), non c’è concorrenza perfetta e il mercato non raggiunge l’efficienza. Un esempio comune di asimmetria informativa portato da Ranchetti nel suo articolo è quella che si verifica tra chi vende un’auto usata, che sa bene ciò che vende, e chi l’acquista. Per illustrare il problema creato da questa asimmetria, Ranchetti fornisce questo ragionamento: supponendo che il mercato si trovi in una situazione di eccesso di offerta, il prezzo del bene scende fino ad una posizione di equilibrio tra domanda offerta. Invece in assenza di informazione, se il prezzo è un indice di qualità del bene (come nel caso delle auto usate), il potenziale cliente è indotto a pensare, nel caso di calo del prezzo, che il bene sia di qualità inferiore (o un ‘bidone’). Di conseguenza, la domanda scenderebbe anche se il prezzo scende, contrariamente a ciò che avviene in situazioni di concorrenza e informazioni perfette. Per riequilibrare questa asimmetria, molte concessionarie hanno creato la formula ‘usato sicuro’. In generale, nei mercati in cui vi sono problemi di informazione, per rendere possibile il loro funzionamento occorre introdurre regole e garanzie.

Oltre a queste due condizioni (concorrenza e informazione perfette), per avere un mercato efficiente occorre che siano assenti due fenomeni, che invece nella realtà sono molto pervasivi e importanti.

  1. le esternalità: sono tutte quelle azioni di consumo o produzione che influenzano il benessere o il profitto di qualcun altro per una via diversa da quella del mercato. Un esempio è l’inquinamento che provoca in chi produce e ne subisce gli effetti un costo di produzione aggiuntivo, oppure i costi sanitari che un’impresa scarica sulla popolazione del territorio circostante (e che risultano costi ‘esterni’ all’impresa stessa). Un esempio di esternalità positiva è invece quella relativa al fatto che se una popolazione è molto civile perché spende molto in termini di formazione, anche noi ne ricaviamo un beneficio senza averne pagato il costo. Come ci ricorda Ranchetti, se esistono esternalità, il mercato non è efficiente perché produce una quantità eccessiva (se ci sono esternalità negative) o inferiore a quella ottimale (nel caso di esternalità positive).
  2. la presenza di beni pubblici, cioè di quei beni per cui il loro uso da parte di un soggetto non ne diminuisce la quantità disponibile per altri soggetti. Dato che ci sono soggetti che usufruiscono del bene senza averlo pagato, a differenza di altri, per i privati produttori potrebbe essere non conveniente produrre quel bene, quindi il mercato produce una quantità insufficiente a far si che si produca una situazione efficiente.

 
Riepilogando: Il mercato è considerato positivo perché produce una situazione ottimale (nel senso visto prima) A CONDIZIONE che ci sia perfetta concorrenza e informazione, siano assenti esternalità negative e positive, siano assenti beni pubblici. Ma noi tutti sappiamo che così non è, perciò il mercato NON è efficiente, non conduce ad una situazione ottimale per cui il miglioramento della posizione di un soggetto comporterebbe il peggioramento della posizione dell’altro.
 
Per renderlo efficiente occorre quindi escogitare soluzioni che annullino o compensino gli effetti dovuti agli elementi sopra riportati.
Oltre ad aver portato alla nostra attenzione gli aspetti normalmente sottaciuti sul tema del mercato, Ranchetti focalizza sui temi dei fini e dei vincoli la sua critica di fondo all’approccio economico dominante.
Ma questo lo vedremo nel prossimo post sull’argomento!

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