Bertrand Russell diceva: «La Carezza è un bene assoluto, perché non soddisfa UN bisogno, ma IL bisogno».
Col termine “Carezza” l’Analisi Transazionale indica, oltre alle coccole fisiche, tutte le attenzioni che rivolgiamo a un’altra persona. Siamo talmente affamati di carezze che se non riusciamo a ottenere quelle positive, ci accontentiamo anche di quelle negative!
Uno studio di René Spitz condotto negli anni ’50, accertò che mentre nelle nursery dove le mamme accarezzavano ogni giorno i neonati, i decessi si attestavano intorno allo 0,5%, negli orfanotrofi ove venivano poco o per nulla accarezzati, i decessi salivano al 12%, a parità delle condizioni di cibo e igiene.
Si accertò che il “marasma infantile” che li portava alla morte aveva origini puramente psicologiche. I bimbi, già privati alla nascita della Carezza Incondizionata dell’utero, si ritrovavano senza il conforto della meravigliosa intimità con la mamma, e così si lasciavano morire.
D’altro canto già Federico II di Svevia nel 1230 aveva dimostrato, senza volerlo, che i bambini non possono sopravvivere senza carezze.
Questa parte bisognosa di carezze permane a vita dentro di noi, anzi è una parte fondamentale di noi, che condiziona tutta la nostra vita. Siamo perennemente alla ricerca della Carezza Incondizionata, quella che ci dà la sensazione meravigliosa di essere amati per quello che siamo, indipendentemente da ciò che facciamo.
La fonte più importante di Carezze per noi sono i genitori. Ma da loro, nella maggioranza dei casi, avremo probabilmente ricevuto più carezze condizionate alla nostra obbedienza (se fai questo… non fare quello…se sei…se non sei…), che carezze incondizionate.
E così, rimaniamo alla perenne ricerca di quello stato meraviglioso della nostra vita prenatale che ora è nascosto nei reconditi angoli della nostra memoria inconscia. Dove tutti i nostri bisogni venivano soddisfatti ancor prima che si palesassero. Un paradiso perduto.
Nell’Analisi Transazionale (AT), il Genitore Affettivo è quella parte di noi che si prende cura, sostiene, incoraggia, protegge e rassicura. Spesso lo usiamo spontaneamente verso gli altri, ma non sempre sappiamo rivolgerlo a noi stessi.
Ma ora che siamo adulti, almeno anagraficamente, come possiamo rafforzare questa parte dispensatrice di carezze incondizionate verso noi stessi?
Questo è uno degli obiettivi fondamentali per il proprio benessere, ed è anche un passo importantissimo nei percorsi di counseling, perché porta con sé una cascata di effetti benefici nella vita di chi ha richiesto questo tipo di accompagnamento.
Tutte le volte che un mio cliente arriva a comprendere la funzione di questa parte della nostra mente, mi pone la fatidica domanda: “Si, ma come faccio a sviluppare il mio Genitore Affettivo?”
In questo episodio vediamo appunto qualche passo pratico per svilupparlo nel tempo.







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