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MINDFULNESS seconda puntata: cosa non è.

Parliamo di meditazione vipassana, da cui è derivata la mindfulness, distinguendola da altre diverse forme di meditazione. In tal modo possiamo evitare malintesi e false aspettative.

Henepola Guanaratana (“La pratica della consapevolezza in parole semplici”, Ubaldini Editore) parte dal chiarire prima di tutto cosa NON è la meditazione (vipassana) elencando ben 11 malintesi.

Provo a sintetizzarli:

La meditazione è “semplicemente” una tecnica di rilassamento: pur essendo il rilassamento una componente molto importante, insieme alla concentrazione, la vipassana mira alla consapevolezza. L’obiettivo è l’insight. La pratica della meditazione mira a trasformare la nostra vita di tutti i giorni.

Meditare non significa andare in trance: se durante la meditazione ci rendiamo conto di non essere coscienti, non stiamo meditando secondo la vipassana, che utilizza invece lo strumento della concentrazione profonda per accrescere la consapevolezza.

Un altro malinteso è che “la meditazione è una pratica misteriosa che non può essere compresa”: è un’affermazione vera solo perché la meditazione si capisce facendola. Non si può imparare sui libri attraverso terminologie astratte, bisogna farne esperienza. Il suo scopo non è quello di acquisire poteri paranormali: non impareremo a leggere nel pensiero né a levitare.

La meditazione non è nemmeno pericolosa, visto che un’accresciuta consapevolezza è una protezione contro i pericoli. Se meditiamo correttamente, procediamo in modo molto graduale e gentile.

La meditazione non è per gente normale, ma per santi o superuomini: in realtà Guanaratana ci ricorda che la meditazione non riguarda un altro mondo, è piuttosto l’arte mentale di non intralciarci il cammino liberandoci dal processo del pensiero e dando spazio alla mente intuitiva profonda.

La meditazione non è fuggire dalla realtà: al contrario, la meditazione è un tuffarsi nella realtà. Attraverso questa pratica scaviamo in profondità nella nostra vita, facendone pienamente esperienza per come essa è.

Non è un tentativo di nascondere i nostri problemi e fuggire da noi stessi. Invece, impariamo a vederci per come siamo e accettarlo. Solo allora potremo cambiarlo.

La meditazione non è una ricerca dell’euforia e di sensazioni piacevoli: anche se talvolta potranno manifestarsi durante la pratica, queste non sono il suo scopo.

La meditazione non è una pratica egoistica, non ce ne stiamo seduti lì sul cuscino senza produrre alcuna azione altruistica nel mondo. Infatti, attraverso la meditazione diventiamo consapevoli di come realmente siamo, ripulendoci di tutti i sottili modi con cui siamo egoisti: ripulirci dall’egoismo non è un’attività egoistica.

Quando meditiamo, non stiamo seduti a pensare pensieri elevati: invece, diventiamo consapevoli di ciò che c’è, sia di ciò che è elevatissimo sia di ciò che è meschina robaccia.

La meditazione non è una cura rapida per tutti i mali, ci ricorda Guaranatana: cominceremo a vedere immediatamente cambiamenti, ma per avere effetti profondi dovranno passare anni.

La pazienza è la parola chiave, che è la più preziosa tra le lezioni offerte dalla meditazione.

Scritto da / 17.3.2020

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