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MINDFULNESS prima puntata: perché disturbarsi a meditare?

Dato che la meditazione non è facile e richiede tempo ed energia, perché mai dovremmo imbarcarci in questa impresa?

 

È la domanda che ci pone Henepola Gunaratana nel suo libro “La pratica della consapevolezza in parole semplici” (Ubaldini Editore), vero testo di riferimento per chi vuole accostarsi alla mindfulness (pratica che trae le sue origini dalla meditazione Vipassana), ma anche per chi la pratica da un po’.

 

Felicità e pace sono un miraggio di tutti su questa terra, ma anche quando le cose nella nostra vita filano che è una meraviglia (almeno al momento) eccoci immersi in una specie di più o meno sottile insoddisfazione.

 

O, al contrario, quando siamo travolti dagli eventi, cosa che succede davvero di frequente nelle nostre vite, ecco che vorremmo poterli affrontare con efficacia, senza sprofondare nello sconforto o farci sopraffare dallo stress. Oppure vorremmo essere altrove, il più lontano possibile, salvo essere inseguiti dai problemi!

 

C’è un altro aspetto ancora della meditazione su cui vorrei focalizzare la vostra attenzione, che mi preme particolarmente e che come coach trovo estremamente interessante perché riguarda il cambiamento dall’interno di noi stessi.

 

Gunaratana ci ricorda l’essenza del significato di accettazione per la mindfulness, che non è rassegnazione passiva: «non potete fare cambiamenti radicali nel vostro modo di vivere, fino a quando non cominciate a vedervi così come siete ora. Non appena comincerete a vedervi così come siete, i cambiamenti accadranno naturalmente….Dovete vedere chi siete e come siete, senza inganno, senza giudicarvi, senza alcun genere di resistenza».

 

E qui comincia il difficile: come fare a vederci così come siamo senza veli e senza (auto)inganno? Lo scopo della meditazione (vipassana) è la trasformazione personale, continua l’Autore, essa affina la concentrazione e la capacità logica. La persona che entra nell’esperienza di meditazione non è la stessa che ne esce.

 

La faccenda diventa sempre più intrigante.

 

Fate attenzione a questo passaggio: «La meditazione cambia il vostro carattere attraverso un processo di sensibilizzazione, vi rende profondamente coscienti dei vostri stessi pensieri, parole e azioni. L’arroganza evapora e l’odio si prosciuga completamente. La mente diventa silenziosa e calma, la vostra vita si appiana. Di conseguenza la meditazione, eseguita correttamente, vi prepara ad andare incontro agli alti e bassi dell’esistenza, riduce la tensione, la paura e la preoccupazione….le cose cominciano ad andare a posto e la vostra vita, invece di essere tutta un conflitto, diventa qualcosa che scorre: e tutto ciò avviene attraverso la comprensione.»

 

Direi che vale la pena mettersi all’opera.

 

Naturalmente Gunaratana è molto sagace nel concludere l’introduzione facendoci una domanda retorica: «Sono ragioni sufficienti per prendersi il disturbo di meditare? Solo in parte. Sono promesse semplicemente scritte sulla carta. C’è solo un modo perché voi possiate scoprire se vale la pena meditare: imparate a farlo correttamente, e fatelo. Capitelo da voi stessi».

 

Capito?

Scritto da / 28.3.2019

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