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Il cattivo seme e l’arroganza del potere

Rileggendo in queste ultime settimane Il codice dell’anima di Hillman, non ho potuto fare a meno di illuminare con le sue lucide considerazioni ciò che sta succedendo negli USA proprio in questi giorni, a proposito della caparbietà al limite dell’infantile mostrata dal presidente uscente nell’uscire, appunto, dalla scena. Girano un paio di video divertentissimi su whatsapp, che nel loro umorismo colgono in pieno uno degli aspetti essenziali del personaggio. Che però non va sottovalutato per niente.

Scrive Hillman, citando Arthur Koestler (The Ghost in the Machine, Viking Penguin, New York, 1990, p. 384): «I danni causati dalla violenza individuale … sono di poco conto a paragone degli olocausti prodotti dall’adesione sovrapersonale a un sistema di credenze condiviso a livello collettivo».

Questa affermazione introduce il concetto di una sorta di collusione collettiva che porta al potere persone che in realtà avrebbero bisogno di un importante intervento psicoterapeutico (senza togliere nulla alle loro machiavelliche capacità intellettive, quando ci sono, guidate purtroppo da valori egocentrici e orientati unicamente al potere personale).

Hillman sostiene infatti che «ci sono psicopatici che si accaparrano il favore delle folle e vincono le elezioni. […] Chiunque salga in alto in un mondo che venera il successo dovrebbe riuscire sospetto, perché questa è l’età della psicopatia».

Nel capitolo dedicato al cattivo seme, per illustrare le caratteristiche di questo fenomeno Hillman parte dall’esempio storico di Hitler e le devastazioni innescate dall’incrocio tra questa personalità demoniaca e la tendenza delle folle a perdere il senso critico e a cadere in una sorta di sortilegio ipnotico verso il capo.

Una delle caratteristiche particolari che tradizionalmente simboleggiano il male è il cuore di ghiaccio. Il cattivo seme trae piacere dalla malvagità, dalla distruzione, dal gusto di dominare con distacco emotivo e freddezza.

«Il tratto psicologico che si accompagna al cuore di ghiaccio è la rigidità, l’incapacità di cedere, di fluire, di abbandonare la presa».

Hillman cita Waite: «C’era nella sua natura un che di fermo, di inflessibile, irremovibile, ostinatamente rigido … Adolf non poteva assolutamente cambiare idea né tantomeno cambiare la propria natura».
 (Robert G. Waite, The Psychopathic God. Adolf Hitler, Basic Books, New York, 1977, pp. 412 e 379)

Oltre a presentare una pervicace rigidità che impedisce loro di farsi coinvolgere, queste persone sono prive di umorismo, il meccanismo di difesa di più altro livello tra tutti gli altri, perché indice di maturazione e integrazione della persona. Hillman ricorda che «L’umorismo, come indica la parola stessa, inumidisce e ammorbidisce, conferendo alla vita un tocco ordinario; poiché incoraggia l’autoriflessione e prende le distanze dal senso di importanza personale, l’umorismo è fumo negli occhi per il delirio di grandezza».

Per M. Scott Peck (People of the Lie. The Hope for Healing Human Evil, Simon and Schuster, New York, 1983, pp. 261-65), citato sempre da Hillman, «il male, in sostanza, consiste in un caparbio egoistico narcisismo, in un’arroganza senza limiti».

Queste persone esercitano il potere con la voce, il corpo, gli atteggiamenti, le scenografie, «le bugie e uno scaltro tempismo, con tutto ciò che serve a camuffare la fondamentale debolezza della persona». E si circondano di yes men, che lo sono anche perché «le convenzioni del gruppo con il quale ti identifichi determinano il sistema di valori che modella lo stile del tuo comportamento».

Hillman conclude il capitolo sul cattivo seme con un avvertimento:

«Senza una profonda sensibilità per la psicopatia e la forte convinzione che il demoniaco è sempre tra noi (e non solo nelle sue forme più aberranti), finiamo per nascondere la testa nella negazione e nell’innocenza dagli occhi sgranati, in quel tipo di apertura che in realtà spalanca le porte al peggio».

«Si noti, poi, come la tirannide politica si nutra della credulità della popolazione, e come una popolazione credulona si lasci incantare dalla tirannide».

Hillman, James, Il codice dell’anima (Opere di James Hillman), Adelphi.

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