EU cookie consent script

Triangoli, Giochi e Uscite di Sicurezza

Vi è mai capitato di assistere alla seguente scena?
Un gruppo di amiche si ritrova a chiacchierare. Ad un certo punto una di loro (che chiameremo Nilla) con tono tra il preoccupato e il lamentoso butta lì la frase:
“Anche ieri Giovanni non è tornato a casa a cena dicendo che aveva da lavorare fino a tardi…mi sento veramente giù…..”
 
Al che le amiche assumono un’aria contrita e comprensiva. Dopo un breve silenzio esordisce una:
“Hai provato a farti vedere un po’ più arrabbiata e a chiedere fino a quando durerà stà storia?”
“Si, ma lui è sempre molto convincente e si scusa dicendo di avere pazienza…”
 
Salta su un’altra amica: “Allora prova a chiedergli fino a quando dovrai avere pazienza!”
“Si, ma se glielo dico mi dice che non sono comprensiva e lui lavora per tutti e due, e che sono un’ingrata e via dicendo e….”
 
L’altra amica più decisa: “Eh, no cara mia. Glielo devi proprio dire che il tempo per voi è importante come quello sul lavoro!”
“Si, ma lui mi dice che senza il lavoro non sapremmo cosa farne del tempo, non avremmo i soldi per fare qualcosa insieme”
“Ma si può fare anche altro che non costa nulla, dài, cerca di capire”
“Si, ma lui quando viene a casa è troppo stanco”
 
….. Le battute proseguono con ritmo sempre più incalzante e le amiche si stanno innervosendo via via sempre più.
Fino a che si ritrovano a corto di idee e cala un silenzio imbarazzante.
Ognuno prova sentimenti “strani”, inaspettati e in contrasto con l’atmosfera calda che si respirava all’inizio. Le amiche consigliere si sentono frustrate e c’è chi darebbe volentieri una “pedata” alla cara amica e chi invece rimugina sulla propria incapacità ad aiutare.
La cara Nilla, dal canto suo, si sente segretamente trionfante. Cosa è successo?
 
E’ successo che avete assistito (o avete partecipato) a un gioco psicologico.
 

La parte “bambina” di Nilla è convinta che tutti la vogliano dominare e cerca attraverso il gioco di rassicurarsi che non riusciranno nell’intento.
Ma c’è di più: in questo modo evita di prendere attivamente delle decisioni e impegnarsi per risolvere i problemi della sua vita (il rapporto con Giovanni). L’emozione strana, diversa da quella di partenza, che Nilla prova quando cala il silenzio e le amiche rinunciano a dare consigli, è il segnale che il gioco ha “funzionato”: il sentimento di trionfo significa che la sua “bambina” dentro di lei sta dicendo “Non siete riuscite a farmi fare quello che volete! Sono riuscita a non farvi sentire utili”.
 
Le amiche invece erano partite da vere “Salvatrici” e ora si ritrovano anche loro con uno strano cambio di emozioni. Ora sono frustrate e arrabbiate, provano un non velato risentimento o un senso di impotenza. Sono diventate “Vittime” del gioco. Mentre Nilla ora è una trionfante “Persecutrice”.
 
Ognuna di loro ha fatto un bel “giretto” di danza sul triangolo Vittima Salvatore Persecutore: chi era Vittima è diventata Persecutrice; chi era Salvatrice diventa Vittima.
 
Cosa si potrebbe fare per non cadere nel gioco?
Astenersi dal dare consigli (NON richiesti).
Nilla, se ci fate caso, dal punto di vista letterale non sta chiedendo nulla (ma poi scoprirà le carte quando le amiche cercheranno di offrirle consigli), sembra stia solo sfogandosi. L’ascolto e la vicinanza, senza offrire consigli, può essere una soluzione. Seguita da una richiesta del tipo “Posso fare qualcosa per te?” o “Come posso aiutarti?”.
 
Se invece ci troviamo già invischiati nel gioco (perché abbiamo cominciato ad offrire consigli (non richiesti, si badi bene), e ci accorgiamo che la persona rifiuta ogni suggerimento cominciando una serie di “Si, ma”, possiamo uscire dal gioco offrendole fiducia e comprensione, per esempio così:
 
“Comprendo la tua frustrazione e mi dispiace per te. Però sono sicura, cara Nilla, che troverai il modo giusto per affrontare il problema con Giovanni, e ti auguro di tutto cuore di riuscirci al più presto e al meglio”.
 
Attenzione: se Nilla è una giocatrice incallita potrebbe avere una reazione spiacevole. Impedire a un giocatore di giocare, significa infatti da una parte dimostrargli fiducia e stima nelle sue possibilità di persona adulta, ma dall’altra anche di “costringerlo” a comportarsi come tale. E chi gioca duro è dominato, nel momento in cui gioca, dalla propria parte bambina; la sua parte adulta in quella stessa situazione è decisamente latitante!

I commenti sono chiusi.