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Difficoltà nella coppia – 5 a 1 palla al centro …

Sappiamo che dietro alle difficoltà di una relazione, al di là delle questioni ‘oggettive’ portate dai soggetti come cause di conflitto, stanno altri fattori ben più sottili e difficilmente inquadrabili, anche perché si è direttamente coinvolti e quindi poco obiettivi. Si tratta delle cosiddette ‘emozioni distruttive’.
 
Queste emozioni, di connotazione spiacevole per entrambi, sono nominate dalla più parte dei componenti la coppia ma spesso non ne sono chiari i confini specifici. In concreto si tratta di rispondere alla domanda, apparentemente semplice ‘quali emozioni provi più spesso nella relazione con il/la partner? Come ti comporti quando ti senti così?’
 
Nella mia esperienza di counselor càpita con più frequenza di quanto possiate immaginare di soffermarmi con il cliente non solo per aiutarlo ad ascoltare e individuare le proprie emozioni, ma anche per focalizzare la propria modalità di comunicare. In molte ricerche è emerso che le emozioni distruttive all’interno delle coppie hanno a che fare soprattutto con la recriminazione, la lamentazione, la rivendicazione, il rancore e l’ostinazione.
 
Sapete distinguere quando (e magari quanto) recriminate oppure rivendicate? Un grosso aiuto ce lo dà, guardate un po’, proprio il dizionario. Vediamo cosa dice quello dell’Hoepli:
 
1. recriminare: ripensare con rammarico o stizza ad avvenimenti passati; ritorcere un’accusa contro un  accusatore; lagnarsi, lamentarsi, protestare su fatti di cui si attribuisce ad altri la colpa
2. rivendicare: affermare solennemente un diritto, un principio morale ingiustamente negato; attribuire a sé la paternità di un’azione, di un gesto, specie di pubblica risonanza
3. rancore: sentimento di odio represso
4. ostinazione: caparbietà, cocciutaggine, testardaggine, persistenza fastidiosa.
 
Attenzione: quando parlo di distinguere le azioni che portano alle emozioni distruttive intendo dire che ognuno di noi deve guardare soprattutto se stesso, NON l’altro. Gandhi diceva ‘se vuoi cambiare il mondo comincia a cambiare te stesso’, detto in altre parole ‘se vuoi il meglio, devi essere il meglio’.
 
Altrimenti finiamo per fare come la coppia portata come esempio in un seminario da un insigne studioso di comunicazione (Paul Watzlawick) per illustrare il circolo vizioso che si instaura spesso nelle coppie: ‘la moglie brontola perché il marito beve, il marito beve perché la moglie brontola, la moglie brontola perché il marito beve ecc ecc…’.
 
E allora, direte voi, non si può nemmeno litigare? Dovremmo sempre ‘fingere’ che tutto vada bene? Assolutamente no! E’ proprio la finzione uno degli elementi che porta ad atteggiamenti distruttivi come quelli visti sopra. Il conflitto e la rabbia di per sé non hanno nulla di negativo, anzi. Dipende come vengono espressi e l’utilizzo che se ne fa.
Un conflitto familiare ben esplicitato e gestito innesca anzi processi di chiarificazione e di miglioramento della relazione (date un’occhiata all’articolo precedente sulla rabbia).
 
Infine facciamo un po’ di contabilità: nelle coppie stabili e soddisfatte ogni azione negativa (che fa scaturire un’emozione negativa) deve essere controbilanciata da almeno cinque azioni positive (che fanno scaturire emozioni positive). Ovvero al fine di mantenere una relazione positiva è necessario che venga salvaguardato il ‘magico rapporto 5 a 1’. Ovvio che questo vale anche per le ‘coppie’ genitore figlio. Dunque per cominciare: dizionario alla mano (quando serve), autosservazione e… conteggio. Alla prossima!

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