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Capi collerici, collaboratori vessati e reazioni a catena

Cosa vi suggerisce la vignetta? Il papà se la prende a malo modo con la mamma, che se la prende con il figlio, che a sua volta infierisce sul povero animaletto di casa… il quale non può fare altro che subire, fare cioè quello che fa il figlio con la mamma, la mamma col papà, il papà col suo capo in ufficio ecc., ecc.
O, se preferite pensare a una situazione lavorativa: il direttore se la prende con il capo servizio, il capo servizio con il quadro, il quadro con il collaboratore, che una volta rientrato a casa se la prende con la moglie, ecc., ecc.
 
Vi dice qualcosa? Una sorta di reazione a catena, che l’Analisi Transazionale spiega molto bene…
 
Sta di fatto che quando nei rapporti tendiamo a utilizzare prevalentemente delle modalità “genitoriali”, è assai probabile che attiveremo nel nostro interlocutore modalità il più delle volte “infantili” (e viceversa). In alcune situazioni relazionali saremo portati ad attivare le nostre modalità genitoriali, in altre quelle infantili. Le nostre modalità genitoriali “spontanee” sono quelle che prevalentemente metteremo in atto quando ci troviamo a ricoprire un ruolo o siamo in un contesto che ci porta in una posizione dominante sull’altro.
 
Se le nostre modalità genitoriali “spontanee” sono prevalentemente dure, impositive, autoritarie, intimidatorie (almeno fino ad un certo punto), succederà che quando ci troviamo a ricoprire un ruolo o siamo in un contesto che ci porta in una posizione dominante sull’altro, è estremamente facile attivare automaticamente proprio queste modalità.
Sicuramente avremo anche modalità affettive spontanee, che fanno parte del nostro modo di essere e che attiveremo in determinate situazioni.
 
Niente di male se ciò avviene nelle situazioni in cui queste modalità sono più che giustificate (a chi non piace essere coccolato quando è malato? o che gli vengano comunicati in modo chiaro, ma rispettoso, i limiti entro cui può agire?).
Diventa un problema però se la situazione s’inchioda lì, se cioè in determinate relazioni un soggetto è quasi perennemente genitoriale (comanda, dispone, mette limiti, critica, oppure corre in soccorso anche quando non ce ne sarebbe oggettivamente bisogno), mentre l’altro si “sottomette”. La relazione diventa sbilanciata quasi costantemente (uno up e l’altro down) e raramente raggiunge una situazione paritaria.
 
Questo sbilanciamento avviene spesso quando c’è un rapporto di dipendenza.
Quando una persona attiva prevalentemente uno stato infantile “sottomesso” o “ribelle” (in AT diciamo che attiva lo Stato dell’Io Bambino Adattato), può mettere in atto resistenze passive, commettere errori, protestare, può ricorrere all’assenteismo o a forme di conflitto più aspre. In alcuni casi può addirittura cadere vittima di patologie psicosomatiche.
Nelle situazioni in cui sia presente una gerarchia di ruoli, questo Stato dell’Io stimola nel superiore gerarchico l’attivazione dello Stato dell’Io complementare, quello genitoriale (in AT diciamo Stato dell’Io Genitore, il più delle volte quello Normativo, più che Affettivo).
 
Questa situazione di sbilanciamento tende a riprodursi nelle altre relazioni, perché chi attiva lo stato infantile nelle relazioni in cui si sente “down” (o lo è per ragioni di posizione gerarchica), contemporaneamente “disattiva” il proprio stato genitoriale, che invece “sfogherà” quando si sentirà, o sarà, in una posizione “up”. Chi invece attiva lo stato genitoriale nelle relazioni in cui si sente “up” (o lo è per ragioni di posizione gerarchica), contemporaneamente “disattiva” il proprio stato infantile, che invece emergerà quando si sentirà, o sarà, in una posizione “down”.
 
Si crea così una catena a reazione, come quella familiare illustrata nella vignetta.

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