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Aziende resilienti 6 – Gli uomini stanno insieme per scambiarsi pensieri sulla luna

Per l’approccio economico dominante, il problema economico è in sostanza un problema di scelta: la concezione del mondo che sta dietro alla teoria economica contemporanea è quella dell’utilitarismo, per cui l’essere umano sceglie sempre ciò che gli procura maggiore felicità o utilità.
 
Per questa teoria economica, utilità significa la capacità di soddisfare un qualsiasi bisogno o desiderio di un qualche soggetto, ed è assolutamente irrilevante la qualità morale o ideale della cosa o del fine per cui viene ricercata.
 
La teoria economica moderna separa nettamente i fini dai mezzi: si limita a considerare l’appropriatezza o meno delle cose in quanto mezzi rispetto a tali fini (razionalità strumentale: ovvero come ottengo X con i mezzi che ho ad un costo minimo), considerando i fini come un fattore esterno alla teoria, che non entrano quindi in considerazione.
 
Ma fini e vincoli NON sono dati esogeni perché dipendono da una determinata distribuzione iniziale di risorse e diritti. D’altra parte, poiché i vincoli dipendono dallo statu quo, e cioè dall’attuale distribuzione di ricchezza e redditi, mettere in discussione i vincoli significherebbe mettere in discussione l’attuale ideologia dominante.
 
A giudizio di Ranchetti (che io condivido in pieno), sarebbe compito fondamentale dell’economista mostrare le implicazioni etiche, morali e filosofiche dei postulati da cui parte il discorso economico. Infatti questi postulati non sono verità assolute e date una volta per tutte. Non esiste un unico modo di vedere il mercato, le sue leggi e le sue regole, afferma Ranchetti come esito di sue lunghe indagini, sfociate in un libro di novecento pagine sul mercato nel pensiero economico.
E rincara la dose sostenendo che credere all’esistenza di leggi uniche del Mercato è una moderna idolatria.
 
Ranchetti conclude il suo interessantissimo articolo esortando a recuperare un punto di vista sociale ed economico integrato come quello che aveva Adam Smith (di cui cita la frase che ho riportato nel titolo di questo post): gli uomini si scambiano pensieri che non hanno prezzo. Scambio e mercato NON sono la stessa cosa. Tuttavia, secondo Smith, è da questa tendenza naturale dell’uomo a scambiare che nasce il mercato, guidato dalla ricerca dell’utile personale. Maggiore è questa ricerca e migliore è il risultato a livello sociale e individuale.
 
Per Smith c’è quindi una tensione produttiva tra bisogno di vicinanza reciproca e di interesse personale, tra etica ed economia, che secondo Ranchetti andrebbe oggi ripresa. I valori etici sono diversi a seconda dei codici etici delle diverse società: per esempio, se in una società un valore prioritario è tenere bassa la disoccupazione, in un altro potrebbe essere la salute garantita a tutti, e di conseguenza le impostazioni economiche delle due diverse società seguiranno queste priorità. Non si può scindere il discorso economico dai suoi presupposti extra-economici.
 
Ranchetti conclude con una considerazione: “oggigiorno è più difficile tenere insieme il discorso economico con i suoi presupposti extra-economici perché non c’è più progettualità, manca un progetto complessivo del tipo di società che vogliamo, o desideriamo, l’economia diventa una poverissima cosa e si perde completamente il senso e il significato delle cose più importanti, e dell’insegnamento che essa può offrirci”.
 
Il cerchio con le considerazioni dello storico Hobsbawm (vedi il post aziende resilienti 3) si chiude.

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