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Arrabbiati?


La rabbia è un sentimento potente, spesso accettato o addirittura valorizzato in certe culture.
E’ naturalmente utile quando ci fornisce l’energia necessaria per far fronte ad un reale attacco nei nostri confronti. Se utilizzata in modo consapevole e funzionale alla soluzione di un problema, o alla difesa dei nostri confini, nel rispetto della nostra ed altrui dignita, èsenz’altro una risorsa.
Ma quando ci sono conseguenze non utili o addirittura controproducenti per chi la prova o per chi la fa subire agli altri, questo potente sentimento diventa un boomerang.
 
Ad esempio ci ritroviamo a reagire in modo esagerato rispetto all’evento, comportandoci in un modo di cui ci pare non aver pieno controllo, subendone o facendo subire ad altri le conseguenze negative. Oppure proviamo un sordo rancore senza individuare l’origine di questo sentimento. Ecco che allora è più che mai importante utilizzare la rabbia come via di cambiamento.
Ciò è possibile se riusciamo a sfruttarla per ottenere maggiore chiarezza riguardo certe nostre modalità di porci nei rapporti.
 
Tutti noi abbiamo delle modalità prevedibili e piuttosto costanti di rapportarci con determinate persone o di reagire in determiate situazioni che ci stimolano un sentimento di rabbia. In situazioni che hanno caratteristiche simili ci ritroviamo, nostro malgrado, a percorrere delle strade comportamentali ripetitive.
 
E’ come se scattasse un corto circuito. Ci potremmo accorgere per esempio che quando nostra madre, o il compagno, o quella amica, o nostro figlio, reagiscono in un certo modo, oppure ci guardano con ‘quella faccia’, noi reagiamo rabbiosamente senza riuscire a cambiare il nostro atteggiamento. E soprattutto dando la colpa esclusivamente all’altro, o alla sfortuna, o alle circostanze…
Il problema nasce anche quando siamo incapaci di osservare e cambiare comportamento pur essendoci resi conto del motivo che ci causa rabbia o ci mantiene bloccati.
 
Naturalmente nelle relazioni noi umani siamo molto bravi ad intergire con modalità che sembrano fatte apposta per ‘incastrarsi’ reciprocamente e per far lievitare in modo esponenziale le reciproche reazioni. E’ così che spesso esplodono autentiche “burrasche”.
 
E’ interessante chiedersi qual è lo schema ricorrente di botta e risposta. E’ un po’ come una danza con passi abbastanza prevedibili, solo che ce ne accorgiamo ‘dopo’, quando ormai la rabbia ha preso il sopravvento e la frittata è fatta, e spesso ci sorprendiamo a dirci “ma non mi era già successo?”
 
Voglio farvi un esempio molto comune di modalità relazionale ‘rischiosa’: ‘Il triangolo ’ Questo si forma ad esempio quando una terza persona viene coinvolta per attenuare l’intensità problematica instaurata tra le altre due. Purtroppo il triangolo è una situazione piuttosto stabile e frequente.
Si può tuttavia evitare di stabilire un triangolo rispettando alcune regole che riportano alla responsabilità individuale, ad esempio:
 
1. Quando si è in collera con qualcuno è direttamente con questa persona che bisogna parlarne, non se ne devono coinvolgere altre.
2. Parlare per se stessi, evitando di coinvolgere altri con frasi del tipo “il tuo capoufficio dice che è difficile lavorare con te”, oppure “papà dice che sei stato scortese con tua sorella”. Dire invece: “ho difficoltà a lavorare con te”, oppure “penso che tu sia stato scortese con tua sorella”. Suona diversamente, non è vero?
3. Distinguere tra privacy e segretezza: non chiedere a qualcuno di diventare nostro complice a scapito di un’altra persona.
4. Ogni membro della famiglia deve avere un rapporto individuale con ogni altro famigliare, senza cercare “mediazioni”.
 
Quando una persona ci invita in un triangolo cercando per esempio di tirarci dalla sua parte a discapito dell’altra persona, per esempio chiedendo consigli o ‘sfogandosi’, è bene rimanere serenamente distaccati esprimendo fiducia ad entrambe le parti.
Dicendo per esempio: “Non saprei veramente cosa sta succedendo tra voi ma credo che insieme possiate risolvere il vostro problema.” Oppure: “quando sono con te mi piace parlare di ciò che ti riguarda e quando sono con lui/lei mi piace parlare di ciò che lo/la riguarda”.
 
Ricordiamoci che noi esseri umani abbiamo sempre preferito individuare capri espiatori piuttosto che cercare di capire cosa non ha funzionato. La nostra sfida è utilizzare intelligentemente la nostra rabbia per cambiare. Con tenacia e pazienza: i cambiamenti duraturi necessitano di allenamento, proprio come i nostri muscoli.

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